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Aggiornamento: 19 nov 2022

L’unico libro ufficiale di Giovanni Trapattoni “ IL TRAP”.


Scritto in collaborazione con il giornalista sportivo Bruno Longhi. Interessante lettura, uno degli allenatori più vincenti al mondo che sa riconoscere ed apprezzare la vera amicizia, dedicandoti alcuni momenti nella suo biografia.


da pagina 259 a 262


Ma quella non era la mia vita. Non ero mai stato disoccupato. Ne avevo visti tanti, di colleghi che erano stati fermi un’anno o anche più, e mi ero sempre chiesto come si sentissero. Adesso lo sapevo anch’io.

Una sera Bruno Longhi che era con noi in vacanza, mi presentò Gerry Gerosa, un ticinese che faceva l’osservatore per il Basilea. Diventammo subito amici e, chiacchierando mi chiese che progetti avessi per il futuro. Io risposi tranquillamente che intendevo riposarmi almeno fino alla fine dell’estate perchè erano più di trent’anni che non lo facevo.


“Vorrei presentarla a Gigi Oeri, la conosce?”

“L’unico Gigi che conosco è Gigi Radice…”

“Gigi Oeri è la donna più ricca di svizzera, ha sposato l’erede dell’impero farmaceutico Hofmann-la Roche ed è la presidente del Basilea.”

“Bella squadra, il Basilea risposi. Mi pare che qualche anno fa in Champions abbia anche battuto la Juventus. Ha un ottimo allenatore, giusto?”

“Sì, Christian Gross. Solo che ha detto che vince lo Scudetto e se ne va alla fine della stagione.”

“E dunque?”

“Ascolti me. Quando torna a Milano mi dia un colpo di telefono e le organizzo un appuntamento con Gigi”


La vacanza prese immediatamente un andamento più rilassato. C’erano un bel po’ di settimane da far passare prima dell’inizio di una nuova stagione ma perlomeno avevo un obbiettivo che mi piaceva. Il Basilea

era una società emergente a livello europeo, si qualificava regolarmente in Champions League e in patria primeggiava da anni alternandosi con lo Zurigo.

Rientrato in Italia chiamai subito Gerry Gerosa. Pochi giorni dopo la; Gisella “Gigi” Oeri, la presidentessa del Basilea, atterrò a Linate con il suo aereo privato. La trattativa fu come al solito veloce, mi dissi interessato e firmammo un preliminare.

La situazione sembrava tranquilla quando, all’improvviso, ricevetti una telefonata dalla signora Oeri.

“Trapattoni, saprà che cos'è successo lo scorso weekend, vero?”

“Sì, signora. Avete perso il campionato all'ultima giornata. Infatti avrei voluto farmi vivo per incorag­giarla, ma poi ho pensato che fosse meglio ... “

“Per differenza reti! Stessi punti dello Zurigo ma pur avendo fatto un goal in più, ne abbiamo presi sei di troppo!”

“Immagino la delusione.”

“A me non sarebbe successo” pensai anche.

«Comunque la chiamavo per informarla della situazione incresciosa in cui mi sono trovata. Gross ha cambiato idea. Non vuole più andarsene. C'è rimasto così male che mi ha chiesto di restare per rimediare vincendo il titolo l’anno prossimo.”

“Ah … e lei cosa gli ha detto?”

“Con Gross ci siamo sempre trovati bene e i rapporti sono eccellenti. Non me la sono sentita di sbattergli la porta in faccia. Però sono una persona di parola e dunque le propongo di restare fermo un’anno, retribuito regolarmente, e di venire ad allenarci tra due stagioni.”

La proposta faceva sicuramente molto onore alla Oeri , che non aveva cercato giustificazioni, non aveva cambiato le carte in tavola, ma capii che non faceva per me.

“Signora Oeri la ringrazio. Ci penserò ma la verità è che io ho voglia di allenare. A farmi un altro anno di vacanza non ci riesco…”

Chiusi la telefonata e chiamai subito Gerosa spigandogli la situazione.

“Non preoccupati, ho giusto un altro contatto che magari può interessarti. Hai presente la Red Bull?”

“Red Bull? Non è una bibita?”

“Esatto. Il più grande successo commerciale campo delle bibite dai tempi della Coca-Cola. Dall'anno scorso è anche un team di Formula Uno, giusto per dirci quanto stiano andando bene gli affari per loro. Bene, l'inventore della Red Bull è un austriaco, Dietrich Mateschicz, e ha appena comprato la squadra del Salisburgo. Sta investendo un sacco di soldi e credo che portare un allenatore come Trapattoni lo aiutereb­be a calmare la tifoseria che è furiosa perché appena arrivato ha messo il nome della bibita alla squadra e ha cambiato i colori sociali. L’unico problema è che ha appena assunto Matthäus.”

“Come allenatore?”

“Sì. È molto amico di Beckenbauer e si sono messi d'accordo che Lothar ... “

“Anch’io sono amico di Bekenbauer: E anche di Matthäus, se è per quello”

“Si ma occhi che Matthäus ormai si è calato nel ruolo e non so come ls prenderebbe se tu gli passassi davanti.”

La situazione ea ingarbugliata. Non feci niente, aspettai direttive da Gerosa per capire come muovermi finchè ricevetti una telefonata da Bekenbauer.

“Giovanni davvero tu saresti disposta ad andare a Salisburgo?”

“Be' perché no?”

“Tu mi stupisci sempre! Ascolta, devo sistemare un po' di cose, dammi qualche giorno e ti richiamo.”

“A Lothar ci pensi tu?”

“Sì. Ma non garantisco di riuscirci. Sai com'è lui, no”

“Chi lo conosce meglio di me?”

“Forse io.”

Incontrai Mateschitz e lo trovai geniale, un tipo con una marcia in più. Mi accolse a Salisburgo nel quartier generale della Red Bull, un luogo a dir poco fantascientifico, lussuoso, immerso nel verde. Tra le altre cose mi disse di possedere un'isola intera nelle Fiji e di guidare una flotta di aerei privati. Sul fatto che avesse i mezzi per ottenere risultati anche nel calcio non c'erano dubbi. Gli spiegai che per me andava bene tutto, che ero contento della sua proposta, ma che restava un punto interrogativo grande come Lothar Matthäus.


... mi presentò Gerry Gerosa, un ticinese che faceva l’osservatore per il Basilea. Diventammo subito amici e, chiacchierando mi chiese che progetti avessi per il futuro.
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